Sardegna

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Coordinate: 40°00′N 9°00′E / 40, 9


Regione autonoma della Sardegna
regione autonoma a statuto speciale
Sardegna - Bandiera
Sardegna - Stemma
Stato: bandiera Italia
Zona: Italia insulare 
Capoluogo: Cagliari
Superficie: 24.090 km²
Abitanti: 1.662.758  (agosto 2007)
Densità: 69,0 ab./km²
Province: Cagliari, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Nuoro, Ogliastra, Olbia-Tempio, Oristano, Sassari
Comuni: Elenco dei 377 comuni
Politica
Presidente: Renato Soru (PD)
(dal 2004)
Giunta: L'Unione
Consiglio
({{{seggi}}} seggi):
Ultime elezioni: 12 e 13 giugno 2004
Prossime: 2009
Note: {{{note}}}

Sito istituzionale
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« La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso »

La Sardegna (in sardo: Sardigna o Sardinna; in catalano: Sardenya) è un'isola e una regione autonoma a statuto speciale facente parte della Repubblica Italiana.

[modifica] Generalità

La Sardegna vista dal satellite
La Sardegna vista dal satellite

Lo Statuto Speciale, sancito nella Costituzione della Repubblica italiana del 1948, garantisce alle Istituzioni sarde una larga autonomia amministrativa e culturale. L'Isola è depositaria di una millenaria cultura, con singolari peculiarità etniche e linguistiche.

Situata al centro del Mediterraneo occidentale, l'accentuata insularità è stata il fattore predominante che ha contribuito a conservare le antiche tradizioni anche se fin dall'antichità, esistevano continui rapporti commerciali con il continente, principalmente verso il Lazio e la Toscana.

In epoca moderna, molti viaggiatori e scrittori hanno esaltato nelle loro opere la bellezza dell'Isola, immersa in un ambiente in gran parte incontaminato, che ospita un paesaggio botanico e faunistico con specie uniche al mondo e nel quale si trovano poi le vestigia del non ancora sufficientemente conosciuto periodo nuragico.

Lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, nel suo pellegrinare all'interno delle Barbagie, scriveva meravigliato nel suo diario di viaggio:

« Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo. La Sardegna è un'altra cosa: incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa »
(David Herbert Lawrence, da Mare e Sardegna, 1921)

Il nome Sardegna deriva da quello dei suoi antichi abitatori: i Sardi. Ben conosciuta nell'antichità sia dai Fenici che dai Greci, fu da questi ultimi chiamata Hyknusa o Icnussa (Ιχνουσσα), mentre i Latini la chiamarono invece Sardinia.

Indice

[modifica] Geologia

La storia geologica della Sardegna, insieme a quella della Corsica - sua isola gemella - iniziò circa 100 milioni di anni fa, attraverso gli spostamenti e gli scontri tra la grande placca africana, quella eurasiatica e quella nord-atlantica. Tra 35 e 13 milioni di anni fa, questi fenomeni crearono una profonda frattura che correva lungo tutta la costa che attualmente va dalla Catalogna alla Liguria. I relativi lati rocciosi originati da questa frattura sono ancora visibili tra i graniti cristallini che affiorano oggi in Provenza, nel massiccio dell' Esterel - tra Cannes e Fréjus - e poi, oltre il Mare di Sardegna, sulla costa sud-occidentale còrsa e su quella nord e nord-occidentale sarda.

Lungo questa spaccatura, circa 30 milioni di anni fa, si originò il distacco di una micro-placca che comprendeva a Nord-Est le attuali Sardegna e Corsica, e più a Sud-Ovest il complesso delle isole Baleari. Conseguentemente, la rotazione della placca sardo-corsa in senso antiorario, nel suo progredire, determinò il sollevamento dal mare della catena degli Appennini e delle Alpi Apuane. Furono queste le cause che portarono la Sardegna e la Corsica a migrare dalla parte continentale.

Esse raggiunsero la loro posizione attuale circa 6-7 milioni di anni fa e al fenomeno della migrazione si aggiunse più tardi la tensione di apertura del Mar Tirreno, che creò conseguentemente la conformazione orientale tra le due isole e la Penisola italiana.

[modifica] Geografia

Quanto ad estensione la Sardegna costituisce la seconda isola italiana e dell'intero Mediterraneo (23.821 km²), nonché la terza regione italiana avendo una superficie complessiva di 24.090 km². La lunghezza tra i suoi punti più estremi è di 270 km, mentre 145 sono i Km di larghezza.

Gli abitanti sono circa 1,65 milioni, per una densità demografica di 69 abitanti per km².

Dista circa 187 km dalle coste della Penisola - dalla quale è separata dal Mar Tirreno - mentre il Canale di Sardegna la divide dalle coste tunisine che si trovano 184 km circa più a Sud.

A Nord, per 11 km, le bocche di Bonifacio la separano dalla Corsica e il Mar di Sardegna, ad Ovest, dalla Penisola iberica e dalle isole Baleari.

Si situa tra il 41° ed il 38° parallelo mentre il 40° la divide praticamente quasi a metà.

[modifica] Geografia fisica

Più dell'80% del territorio è montuoso o collinare; per il 67,9% è formato da colline e da altopiani rocciosi, alcuni dei quali, molto caratteristici, sono chiamati giare o gollei - se granitici o basaltici - tacchi o tonneri - se in arenaria o calcarei.

Le montagne sono il 13,6% e sono formate da rocce antichissime, livellate da un lento e continuo processo di erosione. Culminano nella parte centrale dell'Isola con Punta La Marmora, a 1.834 m s.l.m, nel Massiccio del Gennargentu.

Da Nord, si distinguono i Monti di Limbara (1.362 m), i Monti di Alà (1.090 m), il Monte Rasu (1.259 m), il Monte Albo (1.127 m) e il Supramonte con il Monte Corràsi di Oliena (1.463 m). A Sud il Monte Linas (1.236 m) e i Monti dell'Iglesiente che digradano verso il mare con minori altitudini.

Le zone pianeggianti sono il 18,5% del territorio; la pianura più estesa è il Campidano, che separa i rilievi centro settentrionali dai monti dell'Iglesiente, mentre la piana della Nurra si trova nella parte nord-occidentale verso la città di Sassari.

I fiumi hanno carattere torrentizio e i più importanti sono sbarrati da imponenti dighe che formano ampi laghi artificiali utilizzati principalmente per irrigare i campi; tra questi il bacino del lago Omodeo, il più vasto d'Italia. Seguono poi il bacino del Flumendosa, del Coghinas, del Posada. I fiumi più importanti sono il Tirso, il Flumendosa, il Coghinas, il Cedrino, il Temo. L'unico lago naturale è il lago di Baratz, a nord di Alghero.

Le coste si articolano nei golfi dell'Asinara a settentrione, di Orosei a oriente, di Cagliari a meridione e di Oristano a occidente. Per complessivi 2.400 km, sono alte, rocciose e con piccole insenature che a nord-est diventano profonde e s'incuneano nelle valli (rias).

Litorali bassi, sabbiosi e talvolta paludosi si trovano nelle zone meridionali e occidentali: sono gli stagni costieri, zone umide molto importanti dal punto di vista ecologico.

L'isola è circondata da molte isole ed isolette, tra le quali l'isola dell'Asinara, l'San Pietro, l'isola di Sant'Antioco, l'isola di Tavolara, l'arcipelago della Maddalena con Caprera

[modifica] Subregioni storiche

Per approfondire, vedi la voce Categoria:Territori della Sardegna.

La Sardegna è divisa storicamente in sub-regioni che derivano direttamente, nella denominazione e nell'estensione, dai distretti amministrativi-giudiziari-elettorali dei regni giudicali, le curatorie (in sardo curadorias o partes) che ricalcavano la suddivisione territoriale ben più antica operata delle diverse tribù nuragiche.

Alcune denominazioni non sono più in uso, mentre altre hanno resistito fino ad oggi e sono ancora correntemente utilizzate dai sardi. Eccone alcune delle più conosciute: Anglona, Barbagia, Barigadu, Baronie, Campidano, Logudoro,Gallura, Goceano, Mandrolisai, Marghine, Marmilla, Meilogu, Monteacuto, Montiferru, Nurra, Ogliastra, Planargia, Quirra, Romangia, Sarcidano, Sarrabus, Sulcis, Trexenta

[modifica] Città

Le due aree metropolitane, i principali centri fra 50.000 e 25.000 abitanti, e quelli oltre i 10.000 abitanti.
Le due aree metropolitane, i principali centri fra 50.000 e 25.000 abitanti, e quelli oltre i 10.000 abitanti.

Le città più importanti sono Cagliari, capoluogo regionale, e Sassari, secondo polo di rilevanza regionale.

Cagliari (158.221 abitanti) è al centro di un'area urbana di 450.000 abitanti, i cui principali centri sono Quartu Sant'Elena (70.569 ab.), Selargius (28.868 ab.), Assemini (26.056 ab.), Capoterra (21.391), Monserrato (20.785 ab.), Sestu (18.237 ab.) e Quartucciu (11.996 ab.).

Sassari, unica altra città a superare i 100.000 abitanti (128.850 ab.), possiede un'area urbana espansa soprattutto verso il Golfo dell'Asinara di circa 270.000 abitanti, i cui principali centri sono Alghero (40.563 ab.), Porto Torres (22.011 ab.) e Sorso (14.556 ab.).

Le rimanenti città che svolgono funzione di polarità locale hanno tutte una popolazione compresa tra i 10.000 e circa 50.000 abitanti: Olbia (52.346 ab), Nuoro (36.503 ab.), Oristano (32.932 ab.), Carbonia (30.220 ab.), Iglesias (27.707 ab.), Villacidro (14.571 ab.), Tempio Pausania (14.220 ab.), Guspini (12.491 ab.), Arzachena (12.483 ab.), Sant'Antioco (11.771 ab.), La Maddalena (11.645 ab.), Siniscola (11.393 ab.), Ozieri (11.080 ab.), Macomer (10.766 ab), Terralba (10.345 ab.) e Tortolì (10.309 ab.). Tra i centri minori con meno di 10.000 abitanti sono inclusi due capoluoghi di provincia: Sanluri (8.566 ab.) e Lanusei (5.728 ab.).

[modifica] Clima

Il clima mediterraneo è tipico di gran parte della Sardegna, tranne alcune zone interne contraddistinte da un clima più rigido. Lungo le zone costiere, dove risiede la gran parte della popolazione, si hanno inverni miti, grazie alla presenza del mare, con nevicate rare, all'incirca ogni 5-10 anni e temperatura quasi mai sotto lo zero, ed estati calde e secche; la bassa umidità e la relativa mancanza d'afa, come la notevole ventosità, permette di sopportare facilmente le elevate temperature estive, capaci di raggiungere normalmente i 35-40°C.

Nelle zone interne il clima è più rigido. Sui monti del Gennargentu nei mesi invernali nevica e le temperature scendono sotto lo zero. D'estate il clima è fresco, soprattutto durante le ore notturne e raramente caldo per molti giorni consecutivi.

Le precipitazioni risultano essere particolarmente scarse lungo le coste e nella zona meridionale, con medie inferiori ai 500 mm annui; in particolare, la località di Capo Carbonara fa registrare il valore minimo assoluto sia della regione che dell'intero territorio nazionale italiano, con una media di soli 266 mm annui. Nelle aree interne della maggior parte dell'isola la piovosità media è di 500-800 mm e in prossimità dei principali rilievi montuosi, si registrano i valori pluviometrici maggiori dell'intera regione, che possono anche superare i 1000 mm annui, per sopperire al problema della siccità dalla fine dell' Ottocento ad oggi sull' intero territorio isolano sono stati realizzati circa 50 bacini idrografici, molti dei quali dotati di centrali idroelettriche.

La Sardegna è inoltre una regione molto ventosa. Il vento dominante è il Maestrale, ma si riscontra anche una certa frequenza dello Scirocco. Il primo mitiga le temperature estive, ma per la sua velocità si rivela spesso dannoso per i danni causati all'agricoltura e per la propagazione degli incendi, il secondo si rivela dannoso in particolare in tarda primavera in quanto intensifica l'evapotraspirazione causando stress idrici alle colture non irrigue. Il regime dei venti ha favorito l'installazione di numerosi impianti eolici sui crinali di alcuni rilievi e in alcune aree industriali.

[modifica] Stazioni meteorologiche

Alghero - Capo Caccia
Alghero - Capo Caccia

[modifica] Storia

Silanus, Nuraghe Corbos
Silanus, Nuraghe Corbos
Quartucciu -  Tomba dei giganti sa Domu 'e s'Orcu
Quartucciu - Tomba dei giganti sa Domu 'e s'Orcu
Cagliari - Museo Archeologico Nazionale - scultura pre-nuragica
Cagliari - Museo Archeologico Nazionale - scultura pre-nuragica
Per approfondire, vedi la voce Storia della Sardegna.

Situata strategicamente al centro del mar Mediterraneo occidentale, la Sardegna fu sin dagli albori della civiltà umana un attracco obbligato per quanti navigavano da una sponda all'altra del mare nostrum in cerca di materie prime e di nuovi sbocchi commerciali. Il suo territorio, ricco di boschi, di acque e di importanti minerali, fu luogo di insediamenti importanti, e gli approdi naturali lungo le sue coste si rivelarono essenziali per le navi che transitavano su rotte dirette verso altri porti.

Fu così che nella sua storia millenaria ha saputo trarre vantaggio sia dal proprio isolamento, che ha consentito lo svilupparsi della civiltà nuragica, sia dalla propria posizione strategica, ostacolo invalicabile nella rete degli antichi percorsi. Il risultato è che nel suo antico bagaglio storico si trovano segni di solide culture indigene sviluppatesi nel corso dei secoli, così come gli influssi delle maggiori potenze coloniali antiche. Sono ricche le testimonianze di queste presenze disseminate dappertutto lungo l'intera isola.

[modifica] La costante resistenziale sarda

Con questo concetto[1] l'insigne archeologo Giovanni Lilliu riassume la lotta millenaria condotta dal popolo sardo contro i colonizzatori che di volta in volta si sono affacciati sulle coste dell'Isola. Una lotta dai forti connotati nazionali ma anche, almeno in tempi moderni, sociali e progressisti.

Questa forma di resistenza esordì contro i Cartaginesi, guidati da Malco, i quali furono sconfitti in battaglia presso la città di Corra; dopo un primo periodo di scontri, le genti Sarde e i Cartaginesi si allearono per far fronte all'espansione di una nuova forza commerciale che intralciava i loro interessi nel Mediterraneo: Roma.

Le rivolte contro i romani furono numerose anche dopo che l'isola passò formalmente sotto la giurisdizione di Roma. Nel periodo repubblicano, vennero represse nel sangue e permisero di riversare a più riprese sui mercati dell'Urbe un ingente flusso di schiavi (un destino che accomunava i Sardi di allora agli altri popoli conquistati militarmente). Cicerone non mancò mai di sottolineare l'infedeltà delle città Sarde nei confronti del potere romano.

Nel Medioevo, l'unità dell'Isola, derivata dall'abbandono delle istituzioni dell'impero bizantino e rafforzata dalla lotta comune contro le scorrerie arabe permise al popolo sardo di dotarsi di istituzioni uniche nel loro genere nell'Europa del tempo. Il Giudicato di Arborea rappresentò l'ultimo bastione tanto contro l'egemonia delle Repubbliche marinare genovese e pisana, quanto contro l'invasione dei re aragonesi-catalani, cui fu infeudato il Regno di Sardegna costituito senza che ne avesse nessuna facoltà dal papa. Da quell'epoca la Sardegna restò sempre soggetta ad altri stati.

Sia pure dopo 4 secoli di dominazione spagnola, anche i Savoia, che ottennero l'isola per giochi diplomatici, trovarono un popolo tutt'altro che docile al loro comando. Nel 1793-'94 i moti antifeudali ed antipiemontesi guidati dal magistrato Giovanni Maria Angioy allontanarono i Piemontesi dalla Sardegna gettando le basi per una repubblica giacobina, ma ben presto furono soffocati dai nobili e possidenti impauriti dalle rivendicazioni sociali espresse dal movimento Angioiano.

L'Ottocento vide il sorgere di un pensiero federalista originale negli scritti di Giorgio Asproni e Giovan Battista Tuveri, ai quali si ricollegò dopo la prima guerra mondiale il Partito Sardo d'Azione di Bellieni e Lussu, sotto le cui insegne vennero organizzate le rivendicazioni dei contadini e pastori sardi, dopo più di un secolo di acquiescenza forzata.

La penetrazione del fascismo in Sardegna fu tutt'altro che facile e il regime ebbe numerosi ed agguerriti oppositori (come Antonio Gramsci ed Emilio Lussu, per esempio).

Nel secondo dopoguerra l'autonomia regionale è stata spesso messa in discussione per le sue carenze ed il fallimento dei più importanti progetti di riforma economica e sociale (Piani di Rinascita; industrializzazione calata dall'alto).

In Sardegna esistono gruppi politici che mirano ad un maggiore grado di autonomia dell'isola in un quadro di riforma dello Stato italiano in senso federale, come nel pensiero del sardismo per lo storico Partito Sardo d'Azione, o all'istituzione di uno stato indipendente, come Sardigna Natzione Indipendentzia e Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna; temi tipici di questa nuova spinta autonomista sono l'avversione alle basi militari ed all'espansione - accostata al neocolonialismo - di alcuni gruppi economici italiani ed esteri nell'isola.

[modifica] I Sardi

Bronzetto sardo Cagliari - Museo Archeologico Nazionale
Bronzetto sardo Cagliari - Museo Archeologico Nazionale
Per approfondire, vedi le voci Genetica dei Sardi e Antropologia dei Sardi.

L'interpretazione linguistica sostiene che i Sardi, originatisi a partire da una popolazione mediterranea, ma pre-indoeuropea per la lingua (secondo il glottologo L. Wagner), hanno avuto influenze euroasiatiche. Bisogna però sottolineare che non esiste necessariamente una correlazione tra lingua e genetica. Infatti i Sardi, pur essendo di origine pre-indoeuropea parlano da almeno due millenni lingue indoeuropee: dapprima il latino, poi il sardo, lo spagnolo ed infine l'italiano.

Oggi è possibile ricostruire la storia naturale della popolazione sarda attingendo alla informazione contenuta nel DNA della popolazione attuale. L'interpretazione della variabilità genetica la fa derivare da un gruppo di genti arrivate in Sardegna attraverso varie migrazioni nel paleolitico superiore (14.000 anni fa).

L'antichità della fondazione, l'isolamento millenario e le difficili condizioni ambientali - ad esempio, la malaria - hanno generato nel tempo particolari caratteristiche antropologiche e genetiche.

Per queste ragioni i Sardi, benché siano compresi all'interno della variabilità genetica europea, si differenziano non solo dagli altri Europei, ma anche dai vari gruppi mediterranei, dimostrando di essere la popolazione più conservativa delle radici paleolitiche in Europa, anche in considerazione delle influenze succedutesi nel corso dei secoli, che poco o niente hanno contribuito alla costituzione genetica dei Sardi.

Il differenziamento genetico si esplica anche nella frequenza inusitatamente elevata di certe patologie come la talassemia, la malattia di Wilson, il diabete, la sclerosi multipla e alcune altre malattie autoimmuni, dovute ad un singolare effetto fondatore in combinazione con la selezione in un contesto di isolamento ambientale.

Anche il fenomeno della longevità in Sardegna è correlato a pattern caratteristici e distintivi, nel cui ambito l'Isola vanta alcuni primati.[2][3] Attualmente è presente una intensa attività di ricerca tesa alla comprensione della componente genetica e ambientale implicata nel fenomeno.

[modifica] Le lingue dei Sardi

Lingue e dialetti della Sardegna
Lingue e dialetti della Sardegna
Per approfondire, vedi le voci lingua sarda, lingua sassarese, lingua gallurese, dialetto algherese, dialetto tabarchino e Italiano regionale della Sardegna.

Per la maggior parte dei linguisti il sardo è una lingua neolatina autonoma appartenente al gruppo delle lingue indoeuropee, considerata la più conservativa tra le lingue derivanti dal latino. In effetti - secondo questa corrente di pensiero - ai tempi di Giulio Cesare, un cittadino romano, prima di partire per un breve viaggio, avrebbe molto probabilmente chiesto alla moglie di preparargli una bisaccia dicendo «pone mihi tres panes in bertula»: esattamente la stessa frase è attualmente ancora utilizzata in sardo per chiedere la stessa cosa.

Parlata ovunque nell' isola, sono unanimemente riconosciute dai glottologi due macro-varianti (gruppi) non ancora unificate:

  • A nord il logudorese (costituisce il tipo tradizionalmente considerato più conservativo e caratteristico) comprendente le parlate del Logudoro e del Nuorese. Il dialetto nuorese, nonostante sia di tipo logudorese, in virtù dell'isolamento, si caratterizza per maggiore conservazione e fedeltà a forme latine arcaiche rispetto al logudorese comune e per questo motivo viene talvolta trattato come una variante autonoma.
  • A sud il campidanese, si presenta nel complesso come la varietà più innovativa, esprimendo a tratti una maggiore e differente evoluzione rispetto alle varietà centro-settentrionali, riconducibile a un insieme di fattori quali una latinizzazione antecedente, maggiore esposizione a ondate successive di latinizzazione, un generale maggior grado di contatto e accumulazione culturale, nonché dinamiche intrinseche che hanno dato luogo a sviluppi autonomi, talora peculiari. Presenta vocaboli di matrice fenicio-punica ed è parlato nell'intero meridione dell'isola. Esso costituisce la variante più diffusa.

Ad Alghero è parlato un dialetto della lingua catalana (algherese). Nelle isole del Sulcis, a Calasetta e Carloforte, è parlato un dialetto di tipo ligure arcaico (tabarchino) portatovi dai coloni di origine genovese esiliati dall'isola di Tabarka (Tunisia) nel XVIII secolo.

Ad Arborea (già Mussolinia di Sardegna) si parla un dialetto veneto, chiaro retaggio derivante dai coloni veneti arrivati sull'Isola durante l'opera di bonifica delle paludi nel ventennio fascista. A Isili è inoltre in via di estinzione il gergo di origine zingara dei ramai ambulanti locali (Romaniska);

Nell'ambito delle iniziative per la ufficializzazione dell'uso della lingua sarda, la Regione ha avviato dei progetti denominati LSU (Limba Sarda Unificada) e LSC (Limba Sarda Comuna) al fine di definire e normalizzare trascrizione e grammatica di una lingua unificata che comprenda le caratteristiche comuni delle varianti logudorese, nuorese e campidanese.

Nell'aprile del 2006 la Limba Sarda Comuna è diventata lingua ufficiale per le comunicazioni dell'amministrazione regionale.

[modifica] La musica

Le launeddas, sono composte da tre canne palustri: alla più lunga, detta tumbu, è legata sa mancosa manna e poi sa mancosedda
Le launeddas, sono composte da tre canne palustri: alla più lunga, detta tumbu, è legata sa mancosa manna e poi sa mancosedda
Per approfondire, vedi le voci launeddas e Canto a tenore.

L'origine delle launeddas viene fatta risalire all'VIII secolo a.C., sulla base di un bronzetto raffigurante un suonatore ritrovato nelle campagne di Ittiri.

La musica tradizionale sarda, sia cantata che strumentale, è una delle più antiche e ricche del Mediterraneo: basti pensare che in un vaso risalente alla cultura di Ozieri - circa 3000 anni a.C. - si documenta un tipico ballo sardo.

È impossibile sapere quali strumenti musicali suonassero gli artisti di allora insieme alle launeddas ma, presumibilmente, si trattava di quello più antico di tutti e cioè la voce, con la quale molto probabilmente i nuragici si sono esercitati a lungo, visto che sono riusciti ad elaborare un incredibile coro polifonico, i tenores (su concordu, su tenore, su contrattu o s'aggorropamentu attualmente tipici dell'area barbaricina), dimostrando di conoscere bene i principi dell'armonia nella polifonia. Nel 2005, l'Unesco li ha classificati come Patrimonio orale e immateriale dell'Umanità.

Da questo suono indigeno, migliaia di anni fa, ha originato uno strumento musicale polifonico unico nel suo genere, le launeddas, formato da tre canne palustri: alla più lunga, detta tumbu, è legata sa mancosa manna e poi sa mancosedda. Per poterlo suonare si utilizza una tecnica di respirazione molto particolare chiamata respirazione circolare (espirazione e inspirazione) grazie alla quale è possibile per il suonatore fornire fiato senza interruzione per diversi minuti.

Sull'origine dello strumento e sull'etimologia, è plausibile che le launeddas siano molto più antiche dell'VIII secolo a.C. : labum + ed, infatti, è una parola sumerica e significa la grande vescica si gonfia. Un altro legame diretto tra Sardi e Mesopotamici. Altri strumenti tipici, oltre all'organetto, sono: la serraggia - costituita da una grossa canna, una sacca rigonfia ed una corda tesa che viene sfregata con un archetto di lentischio -, su pipiolu - uno zufolo fatto di canna palustre - e su tumbarinu, uno strumento a percussione tipico di Aidomaggiore e di Gavoi. Diversi studi sono stati fatti dal ricercatore danese Andreas F. Weis Bentzon, durante le campagne di ricerca effettuate sullo strumento musicale negli anni 1957-58 e 1962.

[modifica] Le feste popolari

Mamuthone, tipica maschera mamoiadina
Mamuthone, tipica maschera mamoiadina
Per approfondire, vedi la voce Sagre principali in Sardegna.

Le feste scandiscono da sempre la vita delle comunità isolane e oggi più che mai, soprattutto con la rivalutazione di molte sagre minori, esse sono legate al desiderio (ed alla necessità) di riaffermare la propria unica identità culturale.

In Sardegna, andare per feste significa immergersi in una cultura antica alla scoperta di suoni e di armonie sconosciute, di balli ritmici con ricchi costumi tradizionali, di gare poetiche fuori dal tempo, di sfrenate corse di cavalli, di sfilate folcloristiche - a piedi o a cavallo - con preziosi e coloratissimi abiti d'altri tempi.

Spesso le feste durano diversi giorni e coinvolgono tutta la comunità; molte volte, per l'occasione, vengono preparati dolci speciali ed organizzati banchetti con pietanze tradizionali a cui tutti possono partecipare.

Le feste popolari più importanti dell'isola sono: Sant'Efisio a Cagliari, la Sagra del Redentore a Nuoro, S'Ardia a Sedilo, la Cavalcata sarda e la Faradda a Sassari, Sa Sartiglia a Oristano.

[modifica] Gastronomia

Su pane carasau o pane fresa. Il nome deriva da carasare che in sardo significa tostare.
Su pane carasau o pane fresa. Il nome deriva da carasare che in sardo significa tostare.
Per approfondire, vedi la voce Cucina sarda.

La cucina sarda si basa su ingredienti molto semplici derivati dalla tradizione pastorale e contadina e, lungo le coste, dalla tradizione marinara. È molto varia e cambia da regione a regione non solo nel nome delle pietanze ma anche negli ingredienti.

Come antipasti sono molto apprezzati i prosciutti di cinghiale e di maiale, le salsicce, accompagnati da olive e funghi, mentre per i piatti a base di pesce si possono scegliere vari antipasti di mare.

Primi piatti tipici sono i malloreddus, i culurjonis, i cui ingredienti variano da regione a regione, il pane frattau, la suppa cuata, la fregula, la zuppa gallurese, ecc.

Come secondi piatti, gli arrosti costituiscono una peculiare caratteristica della cucina isolana tanto che quello del maialetto è considerato un emblema.

[modifica] I pani votivi e i dolci

Legata a particolari ricorrenze, la lavorazione del pane e la preparazione dei dolci - in certe regioni dell'isola può diventare un'arte. Gli ingredienti sono semplici e vanno dalla farina di grano duro alle mandorle, al miele. In alcuni dolci si usa come ingrediente anche il formaggio o la ricotta.

Su Pistiddu, dolce caratteristico sardo
Su Pistiddu, dolce caratteristico sardo

A gennaio in alcune regioni, per i falò di Sant'Antonio, vengono preparati come dolci le Cozzuleddas, i Pirighitos e il Pistiddu. Per Carnevale si preparano le Frisolas, le Cattas e le Orulettas.

Per la festa di San Marco sono tipici i pani votivi artistici, gialli per la presenza dello zafferano, decorati con delle particolari fantasie floreali che sono delle vere e proprie effimere opere d'arte. Per la Pasqua si preparano le pizzinnas de ovu, le Casadinas e la Pischedda. Per Ognissanti dolci caratteristici sono il pane di sapa' e i vari Papassinos. Per i matrimoni si preparano dolci molto variegati e ricchi di decorazioni.

In varie occasioni, infine, sono apprezzati il torrone, le Seadas, i Rujolos, i Mostaccioli.

[modifica] I formaggi

Per approfondire, vedi la voce Formaggi sardi.

La Sardegna, grazie alla sua atavica tradizione pastorale, offre la più vasta produzione di formaggi pecorini d'Europa. Sono esportati ed apprezzati ovunque, ma soprattutto in Nord America. Vi si trovano i canestrati (pecorini stagionati in cesti di vimini), le Paste di pecorino (simili alle creme di formaggio), la Frue (antenata della Feta greca), i pecorini a pasta molle (Friscu) e quelli a pasta dura (DOP), su Brotzu (Brocciu nelle Gallure), ricotta di antichissima tradizione (ottima quella stagionata su legni aromatici), su Gioddu, una sorta di yogurt di pecora (molto buono con miele amaro), e su Casizzolu (o casu conzeddu), fatto con latte vaccino, buonissimo se mangiato alla sarda (sulla brace, con legna di macchia mediterranea e bacche di mirto).

[modifica] Vini e liquori

Dalle foglie e dalle bacche del mirto si ricava un popolare liquore
Dalle foglie e dalle bacche del mirto si ricava un popolare liquore
Per approfondire, vedi le voci Vini sardi e Liquore di mirto.

Da sempre la Sardegna è stata considerata un vigneto in mezzo al mare. Alcune ricerche archeologiche hanno evidenziato che già al tempo della civiltà nuragica si coltivava la vite[4] e si produceva vino. Tale tradizione è continuata con i Romani e poi, attraverso le varie occupazioni straniere, si è ancora arricchita.

Tra i vini rossi il Cannonau è il più importante, insieme alla Monica, al Carignano, al Girò, mentre tra i bianchi i più rinomati sono il Vermentino di Gallura (DOCG), la Malvasia di Bosa, il Nasco, il Torbato, il Nuragus, il Moscato, senza dimenticare la tipica Vernaccia. Negli ultimi anni diversi vitigni minori sono stati riscoperti ed al momento sono oggetto di una importante valorizzazione da parte di diversi produttori sardi. È il caso di vitigni come il Cagnulari (che era in via di estinzione), del Caddiu (valle del Tirso), del Semidano e altri.

Vista la lunga tradizione, molti vini sono D.O.C., come il Cannonau, e variano di gusto e di gradazione a secondo delle regioni in cui vengono prodotti: quello di Jerzu è uno dei più conosciuti insieme al Nepente di Oliena. Infine ci sono i liquori, molto apprezzati per il loro sapore unico, che rispecchia gli aromi di questa terra. Alcuni di questi sono il liquore di Mirto (sia bianco che rosso) la fortissima grappa filu 'e ferru ed il Villacidro.

[modifica] Ambiente naturale

Palau - Capo d'Orso
Palau - Capo d'Orso

Per estensione, la Sardegna è la terza regione italiana e la seconda isola del Mediterraneo. Il suo paesaggio naturale alterna profili montuosi dalla morfologia suggestiva a macchie e foreste, stagni e lagune a torrenti tumultuosi, lunghe spiagge sabbiose a scogliere frastagliate e falesie a strapiombo.

Le formazioni calcaree costituiscono il 10% della superficie dell'isola e sono frequenti i fenomeni carsici nei settori centrorientale e sudoccidentale dell'isola, con la formazione di grotte, voragini, doline, laghi sotterranei, sorgenti carsiche, come quelle di Su Gologone di Oliena.

Suggestive sono le formazioni rocciose granitiche, caratterizzate da guglie frastagliate che la continua l'erosione degli agenti atmosferici ha spesso modellato, creando delle singolari sculture, sparse su tutta l'isola, come l'orso di Palau, l'elefante di Castelsardo, il fungo di Arzachena.

[modifica] Grotte naturali

Corallo rosso nella Grotta del Nereo
Corallo rosso nella Grotta del Nereo

Le grotte sono un altro elemento pittoresco dell'ambiente naturale dell'isola.

Tra quelle sommerse la più famosa è la Grotta di Nereo, ubicata sotto il promontorio di Capo Caccia. Vi si possono ammirare intere pareti di roccia ricoperte di corallo rosso ed è considerata la più vasta grotta sommersa marina di tutto il Mediterraneo.

Fra le grotte litoranee le più famose sono quella del Bue Marino, a Cala Gonone, e quelle di Nettuno ad Alghero.

Fra le grotte terrestri sono particolarmente suggestive quelle di "Su Bentu" a Oliena, Is Zuddas a Santadi, Su Mannau a Fluminimaggiore, San Giovanni a Domusnovas,Santa Barbara ad Iglesias, Su Marmuri a Ulassai e la voragine di Ispinigoli presso Dorgali.

Meno conosciuta,anche perché chiusa al pubblico in quanto non è mai stata costruita una via di accesso sicura, la Grotta verde sempre nei pressi di Alghero.

[modifica] Parchi

Il mare di Stintino nel nordovest dell'isola
Il mare di Stintino nel nordovest dell'isola
Per approfondire, vedi la voce Parchi e riserve naturali in Sardegna.

Più di 600.000 ettari di territorio sardo sono sotto protezione ambientale. Anche se il varo di alcuni parchi procede con qualche difficoltà, sono sotto tutela alcuni dei più affascinanti tratti della costa sarda e ampi territori dell'interno.

Questo patrimonio naturale si integra con quello storico e culturale, rappresentato dagli antichi siti d'interesse archeologico e dai resti dei più recenti complessi dell'attività mineraria. La Regione Autonoma, per conservare e valorizzare questo patrimonio unico, con la legge n. 31 del 7 giugno 1989 ha definito le aree protette sottoposte a tutela che si trovano sull'isola. Complessivamente si contano:

[modifica] Fauna terrestre

Fenicotteri nelle Saline di Carloforte.
Fenicotteri nelle Saline di Carloforte.
Per approfondire, vedi la voce Fauna della Sardegna.

Il patrimonio faunistico annovera diversi esempi di specie di grande interesse. La fauna dei Vertebrati superiori mostra analogie e differenziazioni rispetto a quella del continente europeo. Le analogie si devono alla migrazione nel corso delle glaciazioni oppure all'introduzione da parte dell'uomo nel Neolitico o in epoche più recenti. Le differenziazioni si devono invece al lungo isolamento geografico che ha originato neoendemismi a livello di sottospecie o, più raramente, di specie.

Le popolazioni dei grandi mammiferi erbivori (Cervidi e Muflone) hanno subito una drastica contrazione, arrivando a vere e proprie emergenze fino agli settanta, ma negli ultimi decenni hanno ripreso una sensibile crescita grazie alle azioni di tutela. Il Cinghiale sardo invece è ampiamente diffuso in tutta l'isola e così pure diverse specie di Roditori e Lagomorfi. I predatori più grandi sono la comune volpe sarda e il raro gatto selvatico sardo, ai quali si affiancano i piccoli carnivori come i Mustelidi. Questa specie, storicamente svernante negli stagni sardi, da diversi anni è nidificante.E' presente anche una variante dell'asino domestico, è l'asinello bianco presente solo in Sardegna e più precisamente sull'Isola dell' Asinara,se ne contano circa 90 esemplari.

L'interesse per l'avifauna si articola in tre contesti: i rapaci, l'avifauna delle aree umide e quella delle scogliere. I rapaci sono rappresentati da quasi tutte le specie europee, fra le quali ci sono alcune sottospecie endemiche. La maggior parte è associata alle zone forestali di montagna e di collina, tuttavia alcune sono molto comuni anche in pianura e in aree antropizzate. Si sono purtroppo estinte due specie di avvoltoi e sopravvivono solo nei territori di Bosa e Alghero alcune colonie di grifoni.

L'avifauna delle zone umide vanta un lungo elenco di specie, molte minacciate dalla forte contrazione dell'habitat. L'elevato numero di stagni costieri e lagune (circa 12.000 ettari, pari al 10% del patrimonio italiano) fa sì che questa regione, annoveri ben otto siti di Ramsar (secondo posto in Italia, dopo l'Emilia-Romagna). Il simbolo di questa fauna è il fenicottero maggiore, che in alcuni stagni forma colonie di migliaia di esemplari, da diversi anni anche nidificanti.

Dei 2400 km di coste, il 76% è costituito da scogliere e da un grande numero di isole e scogli. È questo il regno degli uccelli marini, che possono formare colonie di centinaia o migliaia di individui. Fra le specie di maggiore interesse c'è il rarissimo gabbiano corso.

I vertebrati terrestri minori comprendono Rettili e Anfibi fra i quali si annoverano molti importanti endemismi tirrenici, sardo-corsi o sardi. Di questi, alcuni hanno una marcata ed esclusiva localizzazione geografica.

[modifica] Flora terrestre

Sull'isola si trovano almeno 50 delle 120 specie italiane di orchidee selvatiche.
Sull'isola si trovano almeno 50 delle 120 specie italiane di orchidee selvatiche.
Per approfondire, vedi le voci Flora della Sardegna e Specie botaniche in Sardegna.

La vegetazione spontanea dell'isola è tipicamente mediterranea. Le zone fitoclimatiche presenti in Sardegna si limitano al Lauretum e alla sottozona calda del Castanetum, quest'ultima limitata alle aree interne e montuose più fredde. La vegetazione boschiva è perciò rappresentata in gran parte da macchia mediterranea e foresta sempreverde e solo oltre i 1000 metri è significativa la frequenza delle specie caducifoglie del Castanetum.

L'essenza prevalente è il leccio, accompagnato e in parte sostituito dalla roverella nelle stazioni più fredde, e dalla sughera in quelle più calde. Nelle stazioni fredde persistono inoltre relitti di un'antica flora del Cenozoico (tasso, agrifoglio, acero trilobo. Sulla sommità dei rilievi metamorfici del Paleozoico, a 1000-1900 m, si sviluppano steppe e garighe assimilabili alla flora alpina che, nelle altre regioni, occupa quote di 2500-3500 metri.

La copertura boschiva è ciò che resta di intensi disboscamenti che hanno raggiunto il suo culmine nella seconda metà del XIX secolo. Il passaggio di vasti territori dalla Cassa Ademprivile al Demanio dello Stato e, in seguito, all'ex A.F.D.R.S. ha permesso la salvaguardia e la lenta ricostituzione del patrimonio boschivo residuo, nonostante la minaccia annuale degli incendi. Il grave degrado di vaste aree espone l'isola alla desertificazione, ma il patrimonio boschivo vanta alcune peculiarità, come la macchia-foresta del Sulcis, ritenuta la più vasta d'Europa, e la Foresta demaniale di Montes, una delle ultime leccete primarie del Mediterraneo. L'opera di tutela e recupero del patrimonio residuo, oggi pone l' isola come la regione italiana con maggiore superficie forestale, con un milione 213mila 250 ettari di boschi (secondo i dati dell'Inventario nazionale foreste e carbonio del Corpo Forestale dello Stato, pubblicati nel maggio 2007) [1].

Di grande interesse botanico, per gli endemismi e le rarità, sono anche le associazioni floristiche "minori" che popolano gli stagni costieri, i litorali sabbiosi e le scogliere.

[modifica] Flora e fauna acquatiche

L'ambiente marino è caratterizzato dalla straordinaria limpidezza dell'acqua. La maggior quantità di luce che raggiunge il fondale consente alla posidonia[5] di crescere ben più profonda rispetto il suo limite naturale.

I paesaggi sommersi sono molto complessi e ricchi di colori per la varietà di Pesci, spugne e coralli.

Un cenno particolare va fatto alla foca monaca. A lungo perseguitata dai pescatori e disturbata dai vacanzieri, si pensa che sia ormai estinta. L'ultima riproduzione documentata risale al 1978, mentre in seguito sono stati documentati avvistamenti attribuibili a giovani in deriva.

[modifica] Gli endemismi

Centaurea horrida a Capo Falcone
Centaurea horrida a Capo Falcone

L'ambiente naturale della Sardegna è caratterizzato da un elevato numero di endemismi.

Alcuni di questi sono paleoendemismi ossia relitti della fauna e della flora ancestrale risalente al Cenozoico prima del distacco della placca sardo-corsa dal continente europeo; queste specie, veri e propri fossili viventi, si sono anticamente estinte nel continente mentre sono sopravvissute in condizioni particolari nell'isola.

La maggior parte delle specie endemiche sono invece neoendemismi, prodotti da un'evoluzione differenziale a partire dal Neozoico o da epoche più recenti, grazie all'isolamento geografico.

Gli endemismi botanici accertati sono oltre 220 e rappresentano circa il 10% di tutta la flora sarda. Alcuni di questi sono delle vere rarità anche per il basso numero di esemplari e per la limitatissima estensione dell'areale, in alcuni casi ridotto a pochi ettari.

[modifica] Economia

I metalli, l'agricoltura e la pastorizia furono nell'antichità le tre principali risorse che portarono l'isola al centro di intensi traffici commerciali. Prima l'ossidiana, poi l'argento, lo zinco e il rame sono stati per molto tempo una vera ricchezza per la Sardegna. Dopo il secolare sfruttamento, attualmente, le prospettive per le miniere sarde sono molto limitate e le zone minerarie (tra le quali spicca il Sulcis-Iglesiente) si stanno convertendo sempre di più al turismo.

E infatti, oltre al commercio e al pubblico impiego, l'attività trainante dell'economia è il turismo, sviluppatosi inizialmente lungo le coste settentrionali e orientali dell'isola. Il terziario è il settore che occupa il maggior numero di addetti; gli occupati sono ripartiti nei tre settori nelle seguenti percentuali:

Il tasso di disoccupazione sull' Isola nel 2007 (secondo l' ISTAT) si attestava sull' 8,6%, il più basso tra le regioni meridionali. In Sardegna il prodotto pro capite è di 17.507 € (dati Eurostat), il più elevato tra le regioni meridionali.

Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL procapite[6] prodotto in Sardegna dal 2000 al 2006:

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006
Prodotto Interno Lordo
(Milioni di Euro)
25.958,1 27.547,6 28.151,6 29.487,3 30.595,5 31.421,3 32.579,0
PIL ai prezzi di mercato per abitante
(Euro)
15.861,0 16.871,4 17.226,5 17.975,7 18.581,0 19.009,8 19.654,3

[modifica] Turismo

Gallura - Capriccioli
Gallura - Capriccioli
Per approfondire, vedi la voce Località turistiche della Sardegna.

Grazie al clima mite, caratterizzato da scarse precipitazioni concentrate nei mesi invernali, e grazie ai paesaggi incontaminati, alla purezza della acque marine, all'interesse storico e archeologico di tante località, la Sardegna è motivo di grande richiamo e attira ogni anno un gran numero di vacanzieri.

Palau, Santa Teresa, Porto Cervo, Loiri Porto San Paolo, Olbia, La Maddalena, Alghero, Porto Rotondo, Villasimius, Pula ,Sarroch, San Teodoro, Orosei, Dorgali, Stintino, la Costa Smeralda, sono rinomate località di fama internazionale. Ovunque, lungo la costa ma anche sulle isole, sono sorti villaggi turistici, molti dei quali con servizi di animazione, e alberghi esclusivi.

Si iniziò a costruirli nei primi anni sessanta in Costa Smeralda: nacque così Porto Cervo, con il porto e le prime ville; seguirono poi Porto Rotondo, Romazzino, Cala di Volpe, Porto Raphael. Sin dagli inizi si caratterizzò principalmente come turismo di lusso, basato sulla qualità degli spazi abitati, di quelli urbani e sulla qualità indiscussa dell'ambiente circostante.

In questi ultimi anni, però, pian piano si sta diversificando; non solo mare turchese e spiagge bianchissime, ma anche varietà dell'offerta che va dall'archeologia, alla storia, all'arte, a tutte le attività che portano a contatto con l'ambiente naturale. Ormai si parla sempre più di turismo subacqueo, di golf, di turismo equestre, di escursionismo, di osservazione degli uccelli, di vela, di agriturismo - attività che si possono praticare quasi tutto l'anno e sono quindi una fonte di reddito più costante.

[modifica] Agricoltura e Allevamento

In Sardegna si trova circa un terzo dell'intero patrimonio ovino e caprino italiano
In Sardegna si trova circa un terzo dell'intero patrimonio ovino e caprino italiano

L'agricoltura sarda è oggi legata a produzioni specializzate come quelle vinicole e quelle del carciofo. Le bonifiche e l'irrigazione hanno permesso di estendere comunque le colture e di introdurre alcune coltivazioni specializzate quali riso, ortaggi, primizie e frutta, accanto a quelle tradizionali dell'olivo e della vite che prosperano nelle zone collinose.

La piana del Campidano produce frumento, orzo e avena, della quale è una delle principali produttrici italiane. Nell'ortofrutta, oltre ai carciofi, sono di un certo peso la produzione di pomodoro e agrumi.

Per secolare tradizione, la percentuale degli addetti alle attività primarie è alta e l'allevamento rappresenta una fonte di reddito molto importante. Attualmente nell'isola si trova circa un terzo dell'intero patrimonio ovino e caprino italiano. Oltre alla carne, dal latte ricavato si produce una grande varietà di formaggi; basti pensare che la metà del latte ovino prodotto in Italia viene dalla Sardegna e viene in gran parte lavorato dalle cooperative dei pastori e da piccole industrie.

L'altra forma di allevamento molto diffusa è quella del cavallo, principalmente razza anglo-arabo. Prima regione in Italia per numero di puledri nati (circa l'80% del totale nazionale).

La Sardegna vanta una tradizione secolare nell'allevamento dei cavalli sin dalla dominazione Aragonese in cui la cavalleria attingeva dal patrimonio equino dell'isola per rimpinguare il proprio esercito o per farne ambito dono ai sovrani d'Europa.

[modifica] Pesca

Parte dei tonni pescati in Sardegna vengono esportati in Giappone
Parte dei tonni pescati in Sardegna vengono esportati in Giappone

Resa insicura, in passato, dalle frequenti scorrerie saracene, la pesca è oggi un'attività che i Sardi stanno riscoprendo sempre di più, vista la pescosità di alcune zone marine e le lunghissime coste dell'isola. È molto sviluppata a Cagliari, ad Alghero e nelle coste del Sulcis: da queste zone proviene la maggior parte del pescato sardo.

Tale attività ha una certa rilevanza anche in Gallura e soprattutto nell'Oristanese, dove i pescatori lavorano nei vasti stagni e nelle peschiere e si pescano in grandi quantità anguille e muggini. Ottima è anche la produzione di mitili, specialmente ad Olbia.

Nelle zone di Alghero, Bosa e Santa Teresa è molto attiva la pesca alle aragoste insieme alla raccolta del corallo.

Di antica tradizione e mai abbandonate, nonostante la rarefazione del tonno, sono ancora molto importanti le tonnare di Carloforte e di Portoscuso. Costituiscono un pezzo di storia e di tradizione dei pescatori sardi, e certi riti, insieme a particolari tecniche di pesca, sono rimasti immutati nel tempo, come la lavorazione stessa delle bottarghe e delle frattaglie. Gran parte dei tonni vengono esportati direttamente in Giappone, dove sono consumati entro 72 ore dalla pesca.

[modifica] L'industria

Raffineria
Raffineria

La nascita del settore industriale sardo contemporaneo (escludendo quindi il settore minerario) è principalmente dovuta all'apporto di finanziamenti statali, concentrati soprattutto negli anni '60-'70, e denominati "piano di Rinascita". La politica economica finalizzata all'accrescimento industriale nell'Isola si è caratterizzata in quel periodo con la formazione dei cosiddetti "poli di sviluppo" industriali, a Cagliari (Macchiareddu e Sarroch) , Porto Torres e in un secondo momento ad Ottana. Sono sorti così i complessi petrolchimici e le grandi raffinerie per la lavorazione del greggio, che si collocano attualmente tra le maggiori d'Europa, inoltre, sull' isola, si producono piattaforme petrolifere, per conto della Saipem. Altri settori industriali sono quello alimentare, legato alla lavorazione dei prodotti dell' allevamento (formaggi, latte, carni) e della pesca (lavorazione del tonno), manifatturiere, tessili, lavorazione del sughero, meccaniche (produzione di mezzi agricoli, cantieristica navale, ferroviaria, componentistica per aeromobili), edìle e metallurgico.

L'energia viene prodotta, in misura anche superiore al fabbisogno, da centrali idroelettriche alimentate dai bacini che raccolgono le acque dei fiumi, da centrali termoelettriche alimentate a carbone di importazione estera e da numerosissime centrali eoliche , sparse sull' intero territorio isolano (la Sardegna si trova al primo posto in Italia per quanto riguarda la produzione di energia eolica) .

[modifica] L'artigianato

Artigianato sardo, manufatti in filigrana d'oro
Artigianato sardo, manufatti in filigrana d'oro

L'artigianato tradizionale sardo è un insieme di arti popolari estremamente vario, sviluppato in campi molto diversi, ricco di gusto e originalità. Alcune di queste forme artistiche sono di origine molto antica ed hanno subito l'influenza delle diverse culture che hanno segnato la storia dell'isola.

La ceramica è diffusa in diverse zone,[7] ma i maestri più noti operano ad Assemini, Decimomannu, Dorgali, Oristano, Pabillonis, Siniscola, Villaputzu.

La tessitura in lana, cotone e lino di tappeti, arazzi, cuscini e tende[8] è in larga parte ancora praticata a mano con telai di concezione molto antica, ma molte delle produzioni meccanizzate mantengono le caratteristiche della tradizione. Le più famose sono quelle di Bonorva, Dorgali, Nule, Nuoro, Osilo, Samugheo, Sarule, Sedilo, Tonara e Mogoro.

I lavori tradizionali di oreficeria, dal gusto molto raffinato, sono in filigrana. I gioielli rappresentano una delle testimonianze artigianali più autentiche dell'isola. Costituiscono parte integrante dei costumi tradizionali, e la scelta di spille e bottoni in filigrana e di collane arricchite con corallo, pietre dure e perle è molto vasta. Gli orafi[9] e gli argentieri più apprezzati sono quelli di Bosa, Iglesias, Oristano, Nuoro, Sassari, Sinnai e Oliena, nota anche per la produzione di scialli neri,[10] con ricami in colori vivaci e fili d'oro e d'argento. Ad Alghero, insieme alle produzioni in filigrana, viene lavorato anche il corallo.

La lavorazione del legno è caratterizzata da prodotti originali e tipicamente sardi, come le cassapanche intagliate, le sedie impagliate di Assemini, le bisere dei Mamuthones (ossia le maschere,[11] tradizionali di Mamoiada e Ottana) e le produzioni in sughero di Calangianus. A Castelsardo, Ollolai, Olzai, San Vero Milis, Tinnura e Sinnai, l'artigianato più tipico è la lavorazione di cestini,[12] in fibre vegetali.

Altra antica tradizione artigianale sarda è quella della resolza o resordza (dal termine latino rasoria che indicava un genere di coltello con la lama pieghevole). Esistono diverse scuole tra le quali quella di Pattada è una delle più rinomate (sa pattadesa), seguita da quella di Arbus, Guspini, Gavoi e Santu Lussurgiu. Dalla classica lama a fozza 'e murta (a foglia di mirto), sono chiamate anche lepa e sono considerate dagli appassionati delle mirabili opere d'arte. Quelle da collezione non sempre sono a serramanico, ma anche a manico fisso, generalmente in corno di montone o di muflone e intarsiate a mano. Alcune, quelle con lame damascate, le più ricercate dai collezionisti di tutto il mondo, sono fabbricate dai maestri coltellieri solo su ordinazione.

[modifica] Le miniere

La miniera di Montevecchio.
La miniera di Montevecchio.
Per approfondire, vedi la voce Storia mineraria della Sardegna.

La Sardegna è la regione italiana con il sottosuolo più ricco di minerali. Conosciuti sin dall'antichità, alcuni centri minerari erano sfruttati per l'estrazione di piombo, zinco, rame e argento (la galena argentifera conteneva fino a 10 kg d'argento per tonnellata di minerale).

A partire dal 1800, furono aperte miniere di carbone, antimonio e bauxite: i giacimenti più importanti si trovano nell'Iglesiente, nel Sulcis, nel Sarrabus, nella Nurra e nella zona dell'Argentiera.

Attualmente l'attività estrattiva sta attraversando un periodo di grave crisi e molte miniere sono state chiuse perché poco competitive: l'economia dell'Iglesiente si sta legando non più alle miniere ma al turismo e allo sviluppo del Parco Archeologico Minerario, sotto il patrocinio dell'Unesco, con la salvaguardia del patrimonio storico e architettonico delle miniere e utilizzando la bellezza incontaminata delle sue coste come sua altra grande risorsa.

Da una quindicina d' anni la Sardegna è stata caratterizzata da una corsa alla ricerca di giacimenti auriferi, grazie soprattutto all'intervento di società minerarie australiane, attualmente è l' unica regione italiana in cui l' estrazione dell'oro avviene con metodi industriali. La principale miniera è localizzata a Furtei, altre zone di estrazione sono ubicate nella subregione del Sarrabus e nel Sassarese.

[modifica] Demografia

Abitanti delle province e dei capoluoghi di provincia della Sardegna (1° gennario 2007)
Nome ab. Capoluogo ab. Provincia
Cagliari [CA] 159.312 555.409
Carbonia-Iglesias [CI] - 131.074
Medio Campidano [VS] - 103.727
Nuoro [NU] 36.454 161.929
Ogliastra [OG] - 57.960
Olbia-Tempio [OT] - 150.093
Oristano [OR] 32.932 168.381
Sassari [SS] 128.635 333.576
Per approfondire, vedi la voce Sardegna (demografia).

Nonostante una civiltà plurimillenaria e una popolazione residente quasi triplicatasi negli ultimi 140 anni, la Sardegna è una delle poche regioni europee in cui un'economia moderna e diversificata convive con un ecosistema ancora intatto, se non vergine, in vaste aree del territorio; questo fatto è spiegabile demograficamente grazie alla bassa densità abitativa, pari a 68 ab./km².

Il milione e seicentomila sardi risiede nella seconda isola del Mediterraneo per estensione, fatto che consegna il loro territorio al terzultimo posto per la densità fra le regioni italiane, preceduto solo dalla Valle d'Aosta con 37 ab./ km² e dalla Basilicata con 60 ab./km².

Inoltre questa densità si ritrova equamente distribuita fra le province che presentano tutte valori simili (42, 88, 70, 30, 40, 55, 78 ab./ km² per le province di Nuoro, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra, Olbia-Tempio, Oristano e Sassari rispettivamente), tranne nel caso della Provincia di Cagliari che tocca i 119 ab./ km², dato comunque sempre sensibilmente inferiore alla densità media italiana (194 ab./km²).


Nel 2006 i nati sono stati 13.256 (8,0‰), i morti 13.873 (8,4‰) con un incremento naturale di -617 unità rispetto al 2005 (-0,4‰). Il 31 dicembre 2006, su una popolazione di 1.659.443 abitanti, si contavano 19.445 stranieri (1,2%). Le famiglie contano in media 2,6 componenti.

[modifica] Immigrazione

Per approfondire, vedi la voce Flussi migratori in Sardegna.

La sua particolare posizione geografica, inserita al centro del Mediterraneo, le sue ricchezze minerarie e le sue fertili pianure, hanno fatto della Sardegna, sin dall'antichità, un'isola molto ambita a cui le potenze coloniali antiche non potevano rinunciare.

Sempre in guerra con i Sardi dell'interno, mai assoggettati, sia i Cartaginesi che i Romani deportarono nell'Isola un vasto numero di schiavi, utilizzati per lavorare nelle miniere e nelle pianure come agricoltori, per la produzione intensiva di cereali.

Importante fu anche l'afflusso di genti iberiche durante la dominazione aragonese e spagnola, mentre in epoca moderna, nel XIX secolo, furono molteplici gli insediamenti di pescatori Campani provenienti da Ponza e Torre del Greco, che si stabilirono nei centri marinari della costa nord orientale.

Arrivarono poi popolazioni venete, chiamate da Mussolini ad insediarsi nelle bonifiche dell'oristanese e che fondarono Mussolinia (1928), chiamata poi Arborea. Molti minatori giunsero da diverse parti d'Italia per popolare il grosso centro minerario di Carbonia, nel Sulcis (1935). Gli ultimi arrivi di popolazioni in ordine temporale, furono i Giuliano-Dalmati nel 1947, scampati all'epurazione etnica perpetrata in Dalmazia e nell' Istria: si stabilirono a Fertilia, presso Alghero, nella Nurra.

[modifica] Emigrazione

I Sardi che vivono al di fuori della Sardegna, secondo le ultime statistiche, sono circa 500.000. Benché sia sempre esistito un debole flusso migratorio, la grande diaspora si originò negli anni del dopoguerra con la fine dei lavori per la costruzione di grandi opere pubbliche (dighe, strade, riforestazione), avviate congiuntamente dallo Stato e dai privati al fine di ammodernare l'Isola.

Molti pastori e contadini, divenuti operai e muratori, si trovarono ben presto senza lavoro, mentre il piano di rinascita economica, promesso da vari governi, tardava a concretizzarsi. Si creò così una corrente migratoria che si diresse principalmente verso le aree industriali del Nord Italia, dove si stabilirono più di 200.000 Sardi.

Lasciarono l'Isola in tanti, fuggendo la crisi delle zone interne e degli agglomerati urbani, trovando lavoro in tutte le attività produttive, negli impieghi pubblici, nelle fabbriche, negli ospedali, nelle università. Molti, benché emigrando, non rinunciarono alla loro antica tradizione pastorale ed insieme alle greggi, si trasferirono in Toscana, nel Lazio e in Romagna, rivitalizzando territori ormai in via d'abbandono.

Quelli che lasciarono l'Isola per andare in Europa, circa 150.000, si stabilirono in Germania (60.000), altrettanti in Francia, in Belgio (30.000), in Svizzera (28.000), meno numerosi in Inghilterra (circa un migliaio).

In epoche precedenti, verso la fine dell' Ottocento, un importante flusso migratorio si diresse nelle Americhe ed in Australia. Ancor oggi, nella sola Argentina, si contano più di centomila persone di origini sarde.

In anni recenti, dal 1987 al 1999, secondo le statistiche, sono emigrati 15.647 isolani (82% in Europa, 16% nelle Americhe), mentre ne sono rientrati 12.869, con una differenza di 2.598 unità. La maggior parte degli emigrati degli ultimi anni proviene dalla provincia di Cagliari ed hanno lasciato l'Isola diretti per il 70% verso i grandi paesi europei (Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera), mentre il 30% verso nazioni minori come Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Argentina e Venezuela.

[modifica] Trasporti e comunicazioni

In Sardegna si arriva sia in aereo che in nave, con l'auto al seguito oppure no: per evitare spiacevoli inconvenienti, bisogna tener conto che nei mesi estivi l'afflusso di vacanzieri verso l'isola è maggiore.

Gli spostamenti nelle località interne richiedono tempo e spesso le strade sono tortuose (a parte le principali direttrici), con tante curve e saliscendi a secondo l'orografia del territorio: andare piano è d'obbligo.

Ecco come raggiungere i porti principali e come muoversi:

[modifica] Navigazione

Un traghetto Tirrenia al porto di Cagliari
Un traghetto Tirrenia al porto di Cagliari

Per mare la Sardegna è collegata con i porti di Civitavecchia, Palermo, Trapani, Genova, Livorno, Piombino, Napoli, Bonifacio, Propriano, Tolone, e Marsiglia, in estate anche con Fiumicino e Salerno.

In estate aumentano il numero delle corse ed entrano in funziona anche traghetti veloci che compiono il tragitto in circa quattro ore /quattro ore e mezza. I porti di arrivo sono: Cagliari, Arbatax, Palau, Santa Teresa di Gallura, Olbia, Golfo Aranci, Porto Torres. Il porto passeggeri (Olbia-Isola Bianca) negli ultimi 30 anni è cresciuto tanto da far diventare lo scalo gallurese il primo porto passeggeri in Italia.

Visto il richiamo esercitato dall'isola sui turisti, soprattutto nei mesi estivi, i mezzi di trasporto viaggiano sempre a pieno regime, tanto che può essere difficile trovare un posto per i vacanzieri che sono perciò costretti a prenotare, mentre nei periodi di bassa stagione i traghetti viaggiano mediamente liberi.

Le compagnie di navigazione per i servizi verso l'isola sono Tirrenia, Moby Lines, corsica ferries-sardinia ferries, Grandi Navi Veloci, Snav e le francesi Sncm e CMN

[modifica] Trasporti aerei

Aeroporto di Olbia-Costa Smeralda
Aeroporto di Olbia-Costa Smeralda
Per approfondire, vedi la voce Sardegna (trasporto aereo).

La Sardegna ha ricorso da sempre al trasporto aereo per contrastare gli effetti dell'insularità, fatto che l'ha portata a sviluppare una buona rete di servizi ed impianti ben distribuiti sul territorio.

Specialmente negli ultimi anni, il traffico aeroportuale ha registrato forti incrementi sul numero di voli e di passeggeri, confermando come la Sardegna sia un mercato fra i più attivi ed interessanti del mercato italiano ed europeo.

Aeroporti di arrivo: Alghero-Fertilia, Olbia-Costa Smeralda, Cagliari-Elmas e - con meno traffico e volume aereo - quelli di Oristano-Fenosu e Tortolì.

Le principali compagnie aeree che servono l'isola con il resto d' Italia e d' Europa sono: Meridiana, Air One, Alpi Eagles, Air Dolomiti, Ryanair, easyJet e Air Berlin

Sull' isola ha sede il quartier generale della compagnia aerea Meridiana (ex Alisarda).

[modifica] Trasporti su rotaia

Trenino Verde delle FdS. Alcuni convogli sono mossi da locomotive a vapore: tra quelle in funzione la più antica risale al 1914Autore: Stefano Paolini - Photorail.com
Trenino Verde delle FdS. Alcuni convogli sono mossi da locomotive a vapore: tra quelle in funzione la più antica risale al 1914
Autore: Stefano Paolini - Photorail.com
Per approfondire, vedi la voce Ferrovie sarde.

La rete ferroviaria, costruita sul finire del XIX secolo, è considerata insieme alla costruzione della ferrovie del Regno di Sardegna in Piemonte, come una delle cause principali del disboscamento dell'isola. Si sviluppa per 600 km e si limita a congiungere le città principali e i porti.

Le Ferrovie dello Stato collegano Cagliari con Sassari (3 ore[13]) e Porto Torres, e con Olbia e Golfo Aranci (4 ore e mezza[13]). Chilivani è lo snodo ferroviario da dove ripartono i due tronchi verso Sassari e Porto Torres e verso Olbia e Golfo Aranci. Un'altra linea collega Cagliari con Iglesias (50 minuti[13]) e Carbonia (1 ora[13]). Le Ferrovie della Sardegna, che hanno in gestione la rete secondaria dell'isola, collegano invece Cagliari con Isili, Macomer con Nuoro, e Sassari con Nulvi, Sorso e Alghero.

L'intera rete ferroviaria non è elettrificata (gli unici mezzi elettrici in circolazione sulle rotaie dell'isola sono i tram della Metropolitana leggera di Sassari e della Metropolitana leggera di Cagliari), e presenta visibilmente decenni di mancati investimenti in innovazioni.

Gli ultimi ammodernamenti effettuati sul tracciato FS, dal 2000 ad oggi, riguardano la costruzione delle varianti di Chilivani, Campeda e San Gavino Monreale per velocizzare le relazioni, l'introduzione dei treni Minuetto, dotati di maggior comfort per i passeggeri e che hanno diminuito i tempi di percorrenza rispetto alle precedenti automotrici, e la realizzazione del doppio binario tra la nuova stazione di San Gavino Monreale e Decimomannu (in parte ancora in fase di realizzazione), dove la linea si ricollega a quella a doppio binario esistente verso Cagliari.

Va inoltre segnalato il servizio turistico delle FdS: il Trenino Verde è un modo particolare per visitare alcune zone interne dell'isola; i convogli infatti penetrano in aree assolutamente prive di strade ed altrimenti irraggiungibili. È un viaggiare d'altri tempi, sia per la velocità sia per i percorsi che attraversano zone impervie e incontaminate nell'interno dell'isola.

Alcuni trenini sono inoltre mossi da locomotive a vapore, veri pezzi di antiquariato, perfettamente funzionanti: la più antica tra quelle attualmente in uso risale al 1914.[14] Le linee del Trenino Verde sono 4: Mandas - Arbatax; Isili - Sorgono; Sassari - Nulvi - Tempio Pausania - Palau e Macomer - Bosa. La suggestività dei paesaggi e la possibilità di scoprire zone meno note della Sardegna attirano ogni anno un discreto movimento di turismo ferroviario lungo queste linee. Un analogo servizio è svolto anche dalle FS.

[modifica] Trasporti su gomma

Per approfondire, vedi la voce Categoria:Strade sarde.

Sebbene la Sardegna sia l'unica regione italiana priva di autostrade, la rete stradale è abbastanza sviluppata e si sta ampliando ulteriormente, completando la costruzione di una rete di superstrade fra i principali centri dell'Isola, completamente pubbliche e gratuite. Da queste importanti arterie si diramano poi strade secondarie verso tutte le località, ma alcune strade periferiche ed interne, restano tortuose e non consentono velocità elevate.

La superstrada SS 131 Carlo Felice attraversa l'Isola da nord a sud collegando Cagliari con Sassari e Porto Torres, passando per Oristano e Macomer, mentre una sua deviazione, la SS 131 bis DCN - Diramazione Centrale Nuoro raggiunge Olbia passando per Nuoro, Siniscola e San Teodoro.

Tra le varie altre strade statali la Strada Statale 125 Orientale Sarda è considerata come una delle più belle d'Italia; parte da Palau ed arriva a Cagliari attraversando i paesaggi spettacolari della costa orientale.

L'Azienda Regionale Sarda Trasporti (ARST) collega quasi tutti i centri della Sardegna con almeno una corsa giornaliera.

Gli autobus sono presenti negli aeroporti e nei porti in coincidenza con l'arrivo dei traghetti.

Le strade, generalmente ricche di tornanti e panoramiche, sono molto frequentate dagli appassionati delle due ruote, e la moto sembrerebbe il mezzo ideale per spostarsi nei mesi estivi; difatti a causa delle distanze e della scarsa densità, un mezzo di trasporto privato resta spesso l'unica scelta praticabile per visitare molte zone dell'Isola.

[modifica] Sport

Per approfondire, vedi la voce Sport in Sardegna.

Lo sport in Sardegna si è sviluppato ad un certo livello solo dal secondo dopoguerra in poi. La Sardegna è rappresentata con una o più squadre nelle massime serie, A o B, nel baseball, nel calcio (maschile, femminile e calcio a 5), nel football americano, nell'hockey in-line, nell'hockey su prato maschile, nella pallacanestro (maschile, femminile e in carrozzina), nella pallamano femminile, nella pallanuoto (maschile e femminile), nella pallavolo (maschile e femminile), nel rugby, nel softball e nel tennis (maschile e femminile).

Fra i principali impianti sportivi si citano i seguenti:

[modifica] Amministrazione

Per approfondire, vedi le voci Nuove province sarde e Presidenti della Sardegna.

La Sardegna è una delle cinque regioni autonome a statuto speciale d'Italia ed è l'unica Regione d'Italia (assieme al Veneto e precedentemente, alla originaria versione dello Statuto della Valle d'Aosta) ai cui abitanti il Parlamento Italiano riconosce ufficialmente la dicitura di «popolo».

Causa e testimonianza della forte identità sarda, per alcuni autonoma e diversa da quella italiana, sono presenti diversi gruppi politici indipendentisti, fra cui si citano Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna, Sardigna Natzione e A Manca pro s'Indipendentzia, oltre ai principali due partiti autonomisti, Riformatori Sardi e Partito Sardo d'Azione.

A questo si aggiunga che la gran parte delle sezioni locali dei partiti nazionali italiani gode di uno status particolare e considera fra i propri valori l'autonomismo ed il federalismo.

[modifica] Personaggi famosi

Per approfondire, vedi le voci Sardi, Categoria:Nativi della Sardegna e Lista di sardi.
Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura nel 1926.
Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura nel 1926.


[modifica] Note

  1. ^ Importanti approfondimenti sulla Costante resistenziale sarda - versione Pdf-
  2. ^ (EN) World's 'oldest man' dies, BBC News, 5 gennaio 2002.
  3. ^ centenari di Orroli
  4. ^ (EN) Le origini del vino Cannonau secondo i risultati delle più recenti scoperte.
  5. ^ Le praterie di posidonia e la loro importanza per il mare.
  6. ^ Dati Istat - Tavole regionali
  7. ^ Immagini delle tipiche ceramiche sarde.
  8. ^ Immagini sui caratteristici arazzi sardi.
  9. ^ Immagini dei lavori in filigrana tipici dell'artigianato sardo.
  10. ^ Immagini sui famosi scialli di Oliena.
  11. ^ Immagini di alcune maschere sarde.
  12. ^ Immagini di tipici cestini prodotti dall'artigianato sardo.
  13. ^ a b c d Orario Trenitalia giugno-dicembre 2007
  14. ^ Parco rotabili storici FdS

[modifica] Bibliografia

  • Alziator F., Folclore Sardo, Cagliari, 1957.
  • AA.VV., La civiltà in Sardegna nei secoli, Torino, Edizioni ERI.
  • Boscolo A., Bulfaretti L., Del Piano L., Profilo storico-economico della Sardegna, Padova, 1972.
  • Casula F.C., Breve Storia di Sardegna, Sassari, Carlo Delfino Editore, 1994.
  • Casula F.C., La storia di Sardegna, Sassari, 1994.
  • Casula F.C., Profilo storico della Sardegna catalano-aragonese, Cagliari, 1982.
  • Dessì A., Raccolta di usi e consuetudini della provincia di Cagliari, Cagliari, 1957.
  • Lilliu, G., La civiltà dei Sardi dal neolitico all'età dei nuraghi, Torino, Edizioni ERI, 1967.
  • Piana C., Dizionario Enciclopedico della Letteratura di Sardegna, Cargeghe, Documenta Edizioni, 2006.
  • Piras P.G., Aspetti della Sardegna bizantina, Cagliari, 1966.
  • Stefani G., Dizionario generale geografico-statistico degli stati sardi, Sassari, Carlo Delfino Editore.
  • Tassi F, Pratesi F., Guida alla natura della Sardegna, Roma, 1985.
  • Tola P., Codice diplomatico della Sardegna, Cagliari, 1986.
  • M. L. Wagner, Dizionario Etimologico Sardo, Carl Winter Universitätsverlag, Heidelberg 1960.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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